
Cambia la tassazione sulle auto aziendali: il decreto correttivo ridisegna in corsa il calcolo dei fringe benefit a partire dal 1° luglio 2026. Una manovra che, secondo le stime, potrebbe coinvolgere circa 330 mila auto aziendali. Ma vediamo nel dettaglio cosa cambia…
Il decreto correttivo vagliato dal Consiglio dei ministri introduce tre misure strutturali che cambiano radicalmente le regole del gioco per i Fleet Manager e per chi gestisce auto aziendali.
La norma più impattante del decreto correttivo mette nel mirino le auto aziendali a diesel o benzina che fanno parte della flotta da oltre cinque anni.
Dal 1° luglio 2026, infatti, le auto aziendali alimentate a diesel o benzina che fanno parte della flotta da più di cinque anni subiranno un aumento del 50% dell’aliquota di tassazione del fringe benefit. Il periodo decorre dalla data di prima immatricolazione del veicolo, non dall’ingresso in flotta aziendale.
Il protocollo è chiaro: la manovra ha l’obiettivo di disincentivare l’utilizzo di veicoli vecchi e più inquinanti, favorendo l’elettrificazione del parco auto e un più frequente rinnovo delle car list delle imprese.
Le aziende si trovano davanti tre possibili scenari:
In secondo luogo, il decreto interviene sulla “zona grigia” e riguarda la revisione del regime fiscale transitorio per le auto prenotate nel 2024 e consegnate nel 2025. Con le regole introdotte dal nuovo decreto viene chiarita la situazione:
L’ultima regola introdotta dal decreto rivede anche la tassazione per gli optional non inclusi nella tariffa standard delle Tabelle ACI.
Fino all’inizio del 2026, infatti, il calcolo del fringe benefit faceva fede alle tariffe standard ACI, che considerano veicoli in allestimento “base” – e gli optional venivano ignorati o valutati a discrezione del Fleet Manager (o chi ne fa le veci).
Dal 1° luglio 2026, invece, tutti gli optional e gli accessori non inclusi nella configurazione standard delle Tabelle ACI (come il tetto panoramico apribile, i sedili riscaldati in pelle o alcantara, i fari LED, le sospensioni adattive, la vernice metallizzata, ecc.) dovranno essere tassati separatamente con un’aliquota aggiuntiva del 15% del loro valore su base annua.
L’impatto delle nuove regole introdotte dal decreto correttivo sulle aziende può variare in modo significativo in base alla dimensione della flotta, alla tipologia di veicoli e all’età media del parco auto circolante.
In quest’ultimo caso, come anticipato in precedenza, le imprese italiane hanno sostanzialmente tre opzioni per fronteggiare la tassazione del 50% in più sulle auto aziendali con più di 5 anni:
In questo scenario, esiste una figura che ha dovuto evolversi e trovare una nuova dimensione a metà tra l’operatività e la strategia: il ruolo del Fleet Manager.
Oggi, infatti, il Fleet Manager deve fronteggiare una delle sfide più complesse degli ultimi anni: gestire una transizione energetica costellata da frequenti e rivoluzionari aggiornamenti normativi che impattano costi, operatività e soddisfazione dei dipendenti.
Ma quindi, cosa deve fare il Fleet Manager (o chi si occupa di mobilità aziendale nell’impresa) per affrontare le nuove regole di tassazione dei fringe benefit auto aziendali introdotte dal decreto correttivo?
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