
Studi di settore raccontano una flotta aziendale sostenibile a due velocità: da una parte una transizione ormai avviata e strutturale; dall’altra un’Italia più indietro rispetto alla media europea, un ritardo che pesa su imprese, professionisti e sull’intero ecosistema della mobilità sostenibile.
Negli ultimi anni, la mobilità aziendale è diventata uno dei temi cruciali se si parla di transizione green in Italia.
Non si tratta solo di scegliere un’auto o gestire un parco veicoli: le flotte aziendali – auto, furgoni e veicoli commerciali utilizzati da grandi imprese, PMI e liberi professionisti – sono uno degli indicatori più affidabili per capire come e quanto velocemente si stia evolvendo la mobilità elettrica e sostenibile.
Come riportato da Ayvens, le flotte aziendali rappresentano il principale canale di veicolazione delle nuove tecnologie di mobilità sul mercato.
Infatti, il trasporto su strada è responsabile di un quarto delle emissioni di CO₂ in Europa. Un numero gigantesco, su cui il mondo delle flotte aziendali ha una leva strategica estremamente pesante: in Europa, infatti, circa il 58% delle nuove immatricolazioni auto è intestato ad aziende. Vien da sé che quindi ogni scelta in car policy ha un impatto diretto sulle emissioni del Paese.
Inoltre, le aziende rinnovano il parco veicoli molto più rapidamente rispetto ai privati, dando vita a due principali vantaggi da non sottovalutare:
La seconda edizione del Fleet Sustainability Ranking by Industry di Ayvens si basa sull’analisi di flotte aziendali di 29 Paesi europei e ci offre un quadro completo e dettagliato dello stato della transizione.
Nel complesso il 2026 mostra una notevole accelerazione, con i veicoli elettrici (BEV) che hanno raggiunto il 10,1% delle nuove immatricolazioni (vs 6% del 2025), mentre le ibride plug-in (PHEV) registrano un 10,6%.
Fotografia ben diversa quella che riguarda l’Italia: il parco circolante elettrico supera le 435 mila unità, ma il bel Paese resta all’ultimo posto tra i principali mercati europei con l’8,5% di veicoli full electric.
Il settore più sostenibile in Italia, al contrario della media europea – dove invece è tra i settori più indietro – è quello dei beni di largo consumo, con la quota più bassa di veicoli diesel (dal 46% al 13%) e la più alta di quelli ibridi plug-in.
Tra i settori più green della Penisola anche quello tecnologico (diesel dal 73% al 28%, e ibride plug-in che salgono al 31%) e quello farmaceutico (BEV che schizzano dal 2% al 18%, mentre le auto a diesel crollano al 28%).
Insomma: lo scenario sta cambiando, le imprese stanno investendo e la transizione energetica si trova a un punto cruciale. Che tu gestisca una flotta aziendale di 50 veicoli o che tu sia un libero professionista con una sola auto, ci sono scelte da compiere che hanno un forte impatto su emissioni, costi e – soprattutto – sull’immagine dell’azienda.
Una di queste scelte riguarda lo strumento ideale per la ricarica della tua flotta aziendale, ma per questo c’è Carta UTA e+.
Storie, sfide e progetti di mobilità aziendale sostenibile, raccontati da clienti ed esperti del settore
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