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Tabelle ACI 2026 per il calcolo del fringe benefit per le auto aziendali

Pubblicate in Gazzetta Ufficiale n.297 tramite un comunicato dell’Agenzia delle Entrate le nuove Tabelle ACI valide per il 2026. Le tabelle sono utili per determinare il fringe benefit, ovvero la retribuzione che deriva dalla concessione ai dipendenti dei veicoli aziendali destinati ad uso promiscuo.

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Durante l’anno, l’ACI elabora due tipologie di tabelle:

  1. Le tabelle relative ai costi chilometrici;
  2. Le tabelle contenenti i fringe benefits imponibili al dipendente o al collaboratore che dispone di un veicolo aziendale.

Fringe benefit auto aziendali: criteri di determinazione 2026

Confermato anche per il 2026 il meccanismo di tassazione che si basa sul costo chilometrico ACI x 15.000 km e sull’applicazione della percentuale prevista dalla norma in vigore.

Le percentuali, infatti, restano differenziate in base alle emissioni di CO₂: dal 25% per i modelli più ecologici fino al 60% per quelli oltre i 190 g/km.

Le nuove Tabelle ACI 2026 sono valide sia per i veicoli assegnati ai dipendenti nel corso del 2026, che per le auto già in uso negli anni precedenti – qualora il contratto preveda il ricalcolo annuale del fringe benefit. L’aggiornamento dei rimborsi chilometrici ACI 2026, quindi, comporta un adeguamento automatico del valore imponibile, che può aumentare o diminuire a seconda del modello. Insomma, per le aziende significa ricalcolare correttamente il benefit per il dipendente in busta paga, mentre per i lavoratori cambia l’impatto fiscale dell’auto in uso promiscuo.

Fringe benefit: quali sono i rischi per le aziende

L’introduzione delle nuove Tabelle ACI 2026 e la relativa conferma delle regole fiscali sui fringe benefit per le auto aziendali possono comportare alcuni rischi per le aziende, soprattutto dal punto di vista fiscale e amministrativo.

Cosa deve fare il fleet manager

Il primo pericolo per un fleet manager, chiaramente, è quello di calcolare in modo errato il valore imponibile del benefit, prestando il fianco a contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate, sanzioni e recuperi contributivi. Un secondo elemento di rischio riguarda invece la scelta dei veicoli che compongono la flotta aziendale. Modelli con emissioni elevate, infatti, generano percentuali di tassazione più alte, aumentando i costi e rendendo meno competitivo il pacchetto retributivo. Le aziende che non adeguano tempestivamente le policy interne possono trovarsi con costi imprevisti e dipendenti penalizzati dalla busta paga.

Infine, considerato il periodo storico di transizione ecologica attuale, decidere di non aggiornare la flotta aziendale con l’adozione di modelli più efficienti, green e sostenibili può tradursi sia in maggiori oneri fiscali, che in una notevole perdita di competitività rispetto alle aziende che, al contrario, hanno già accolto soluzioni più sostenibili.

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